lunedì 5 settembre 2011

con l'ATAC nel cuore


Il tipo di fronte mi fissa insistentemente, lo guardo negli occhi e allora allontana lo sguardo, si gratta la testa con la mano sinistra e inizia a mandare in rassegna le dita, unghia dopo unghia.
Riprendo a guardare fuori dal finestrino smettendo di dare peso al peso dei suo occhi puntati di nuovo su di me. 
Passiamo davanti al tuo portone, mi sporgo un poco, e seduti sulla panchina meno illuminata di spalle ci sono due persone.  E allora mi invento una storia. La storia che una di quelle due persone sei tu, e l’altra è una ragazza coi capelli sciolti e lunghi e un sorriso che parte dagli occhi e arriva a tenere al guinzaglio tutto il resto del mondo, compreso te. Mi gira la testa.
Il vecchio continua a fissarmi, mentre quello dietro di me mette in scena una infinita processione di rumori e gesti vestiti di un pungente odore di alcool. Per strada un ragazzo con una maglietta bianca saluta un altro ragazzo con una maglietta bianca e una signora entra sull’autobus gonfia e sudata, e un tipo seduto poco più avanti col cappello in testa e entrambe le mani a dormire nelle tasche, scuote la testa.
Fa un caldo infinito e mi gira la testa, trattengo la pancia, sono arrivata
e ho l'ATAC nel cuore.

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