martedì 13 marzo 2012

Occhi di ghiaccio

the power of positive energy

nel traffico fermo dell'olimpica alle 8 e qualche minuto del mattino.
nove chilometri di fila dietro di me e nove chilometri di fila davanti. la radio suona Stefano Cerri che suona in modo assurdo la sua chitarra, e il traffico quasi non esiste.
poi un botto BUM! e mi rendo conto che il mio specchietto di sinistra è completamente scoperchiato, girato su se stesso. lo guardo a bocca aperta e sempre a bocca aperta guardo avanti, dove un signore su una moto rossa si ferma tra due macchine, punta e piedi, e si gira a guardare che meraviglioso capovaloro ha creato sorpassandomi a filo.
lo guardo, sempre a bocca aperta.
lui scende dalla moto, mette il cavalletto e si parcheggia in mezzo alla strada. non c'è neanche bisogno di accostarsi, perchè ci sono nove chilometri di macchine in fila dietro di noi e nove chilometri di macchine in fila davanti, ferme. un parcheggio a cielo aperto.
scendo dalla macchina, lui si toglie il casco e si precipita verso di me
-signorina come sta?
potrebbe essere mio padre, eccetto per gli occhi, del colore del ghiaccio
-io bene, ero in macchina! lei piuttosto?
-no no, io sto bene. mi scusi davvero, sto ancora dormendo! mi scusi davvero! lo specchietto?
si avvicina alla mia macchina
-è l'unico ferito!
dico, sorridendo
lo prende in mano e mentre cerca di dargli un senso continua a scusarsi e riscusarsi..
io non dico niente, la carrozzeria della mia auto azzurrina parla per me e descrive quanto infondo io ci tenga alla carrozzeria azzurrina della mia auto..
fiancata detra: cassonetto Ama in pieno pieno, una domenica mattina che avevo scordato le chiavi della Gelateria e dovevo correre a casa a prenderle per poter aprire
fiancata sinistra: Opel corsa bianca, 23 dicembre dello scorso anno, ci prendiamo in pieno a vicenda, concorso di colpa, e il regalo di Natale che ci siamo fatti io e l'altro conducente in questione nel non fare il CID, stringerci la mano e finendola così
marmitta: legata con uno spago da uno sconosciuto che un sabato mattina su viale Trastevere mi suonava per avvertirmi che me la stavo semplicemente perdendo per strada
stop destro: andato da settimane
altre strusciate varie: muretti, marciapiedi, buche, dossi, collisioni varie con arbusti vari..
ma il tipo che potrebbe essere mio padre, apparte gli occhi ghiacciati, continua a scusarsi e mi risistema lo specchietto. lo guardo, perfetto al suo posto, lo specchio c'è, il tieni-specchio-al-suo-posto anche.
-ah, bene così!
-le lascio comunque il mio numero, non si sa mai?
-non si preoccupi. lo specchietto regge! bene così!
-okkay, scusi ancora!
mi stringe la mano come la stringerebbe mio padre, stritolandomi tutte le dita, e torna alla sua moto.
rientro in macchina,  Stefano Cerri sta ancora suonando e ho ancora nove chilometri di fila dietro e nove chilometri di fila davanti e faccio caso allo specchietto appena riaggiustato.
sembra intatto, ma se uno si sporge appena può notare che il vetro dello specchio, in basso a sinistra, è leggermente scheggiato.
Solo un'altra ferita di guerra, accennata appena appena, a ricordarmi questo traffico e quei due occhi blu di un signore che assomigliava a mio padre

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