Honolulu aspettami che arrivo

baffi che hanno sempre ragione

La sveglia suona alle 6.03 e non la sento minimamente. mi sveglia mia sorella alle 6.20 mentre cerca maldestramente di rubarmi un mio paio di jeans piegati sulla mia scrivania.
che fai?
le urlo con una voce da oltretomba.
niente!
e si allontana dalla refurtiva a testa bassa.
mi alzo e metto su il caffè.
torno in camera.
silvia! dov'è la mia maglietta a righe?
silvia torna in camera, alza il cuscino del suo letto, mi sorride e me la dà:
eccola!
la guardo stringendo gli occhi più che posso, fingendo tutto il disprezzo che di fatto una sorella non proverà comunque mai per sua sorella, soprattutto a causa di una maglietta a righe.
lei capisce la finta e mi sorride di nuovo.
torno in cucina con la maglietta in mano, il caffè ha avuto il tempo di uscire, sporcare i fornelli e acquistare quel sapore pungente di bruciato che contraddistingue il 95% dei caffè che faccio.
lo bevo mischiato a tre cucchiaini di zucchero e mezzo litro di latte freddo ed è quasi buono!
mi butto sotto la doccia bollente, che dopo 7 secondi diventa gelata e dopo altri 7 secondi diventa bollente e dopo altri 7 secondi mi fa decidere di uscire dalla doccia con una gamba e una spalla ancora completamente  insaponate.
apro l'armadio, maglietta bianca jeans e ballerine.
questa mattina ho bisogno di certezze.
mi lavo i denti, mi trucco, mi metto il profumo e chiamo l'ascensore.
mia nonna mi ferma sulla porta di casa dicendomi di avermi preparato il pranzo, la ringrazio, lo prendo e scappo di casa più in fretta che posso.
in macchina, ferma nel traffico di ogni santa mattina che si rispetti, fingo di interessarmi all'oroscopo e di dimenticare la tipa dietro di me che suona spazientita il clacson ogni 2 secondi e mezzo non capendo che l'unico modo per eliminare questi 37 chilometri di fila non è un clacson, ma un miracolo divino.
arrivo in ufficio in anticipo, senza l'aiuto di un miracolo divino ma con un cerchio alla testa lungo quanto tutta la mia macchina. chiamo un'amica per darle il buongiorno e per sforzarmi di iniziare tutto da qui e non dare importanza alla testa che pulsa, e mi riesce quasi bene!
quando poi, all'ora di pranzo, scoperchio il magico porta pranzo di mia nonna e sgrano gli occhi!
tre dita di olio e immersa nell'olio la parmigiana della sera prima, sudata e sorridente, e fanno 47 gradi all'ombra e mi guardo intorno e le mie colleghe condiscono l'insalatina e i pomodorini tagliati fini con la mozzarella a cubetti. e la frutta, la frutta fresca.
ma non ho alternativa, non ho assolutamente scelta, prendo la prima fetta di melanzana, la strizzo per bene tra forchetta e coltello e inizio a mangiare.


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